Mango
Qualche notte fa mi sono svegliato all’improvviso, forse avevo fatto un brutto sogno. Sono andato al bagno e quando mi sono rimesso a letto tutta una serie di pensieri mi ha assalito. Mi stavo di nuovo perdendo in un vortice di elucubrazioni dirette alla profonda messa in discussione della vita e del suo senso. Lo stato di dormiveglia, la notte che cambia l’aspetto non solo dell’ambiente circostante, ma anche e soprattutto dei pensieri e la mia tendenza a non accettare il fatto di semplicemente esistere, mi hanno fatto accelerare il cuore, chiudere lo stomaco e formicolare le gambe. Paura, quindi angoscia, quindi panico. Per uscirne ho provato a distanziarmi, a prendere le dovute distanze da me stesso e i miei pensieri, cercando leggerezza. Allora ho visto questo piccolo io che si contorceva nella sua sofferenza autoinflitta e mi sono messo a ridere. Gli ho detto: mamma mia quanta sofferenza! Cosa devi farci? La vuoi? La vuoi vedere sta sofferenza? E mi sono offerto la mia stessa sofferenza, un bouquet arancione che magicamente si formava tra le mie mani con un gesto di prestigio. Ma non erano fiori, erano pezzi di mango essiccato. Molto bello, ho pensato. E mi sono riaddormentato col sorriso.
A few nights ago I woke up suddenly, perhaps I had had a bad dream. I went to the bathroom and when I got back into bed a whole series of thoughts assailed me. I was again losing myself in a whirlpool of ruminations directed towards the profound questioning of life and its meaning. The state of being asleep, the night changing the appearance not only of my surroundings, but also and above all of my thoughts, and my tendency not to accept the fact that I simply existed, made my heart quicken, my stomach close and my legs tingle. Fear, then anguish, then panic. To get out of it, I tried to dissociate, to distance myself from myself and my thoughts, seeking for lightness. Then I saw this little self writhing in its self-inflicted suffering and I started laughing. I told him: my goodness, how much suffering! What do you have to do with it? You want it? Do you want to see this suffering? And I offered myself my own suffering, an orange bouquet that magically formed in my hands with a gesture of prestige. But they weren't flowers, they were pieces of dried mango. Very nice, I thought. And I fell asleep again with a smile.
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